Messaggioda Alby » 09/02/2012, 11:17
QUESTA E' L'INTERVISTA DI CEJAS SU TUTTO LEGA PRO.
Soffermatevi sulle ultime risposte, quelle in cui parla del carpi.
Sarà pure deformazione professionale...ma io fossi in Giuntoli lo denuncerei OGGI.
Possiamo dire che a Terni ha trovato, anzi, ha ritrovato la sua dimensione ideale?
"Sicuramente qui ho trovato una società seria, dei compagni di squadra validissimi e un allenatore competente. Mi hanno tutti accolto con affetto e fatto sentire subito a mio agio, ho trovato l’ambiente perfetto per ripartire dopo la pessima parentesi al Brindisi".
Le sue due stagioni al Benevento non sono state proprio esaltanti. Pensa che le responsabilità siano state le sue o ha pagato anche i risultati della squadra?
"Io sono il tipo che si assume le proprie responsabilità ma è anche vero che l’andamento della squadra finisce per condizionare in parte il rendimento dei singoli elementi. Però va detto che il mio primo anno a Benevento è stato ottimo. Era la prima stagione in C1 dell’era Vigorito, eravamo una neopromossa dalle forti ambizioni, un gruppo nuovo che nonostante le fatiche iniziali ha tutto sommato disputato un buon campionato. Peccato per quell’epilogo…".
Cosa non funzionò durante quella maledetta finale playoff?
"E’ stata una di quelle giornate in cui tutto gira per il verso sbagliato, d’altronde loro avevano steccato l’andata in casa, venivano da una complicata situazione economica e nell’arco dei 90 minuti hanno fatto un unico tiro in porta. Un ex Crotone è adesso mio compagno di squadra, Carcuro, e lui stesso mi dice che ancora si chiede come siano riusciti ad espugnare il Santa Colomba pieno di tifosi. Magari Soda avrebbe potuto schierare un terzino sinistro di ruolo come Colombini invece di adattare Cattaneo in quella zona di campo da cui tra l’altro è venuto il gol, ma lungi da me criticare l’operato di un allenatore, le sue scelte vanno rispettate, la mia è solo una considerazione personale che tra l’altro gli riferii nel dopo partita. Comunque sono passati 4 anni, non è il momento di leccarsi ancora le ferite, bisogna guardare avanti".
E per quanto riguarda la sua seconda stagione?
"Se il finale di quel campionato andò male, l’anno seguente andò anche peggio. Secondo me non era il caso di prendere un allenatore come Acori. Sta di fatto che a Gennaio ero pronto ad andare via ma Camplone prima e Vigorito poi mi convinsero a restare. La stagione però era segnata, i postumi della delusione della finale si facevano ancora sentire e la promozione sfuggì ancora una volta. E su di me cominciai a sentirne di tutti i colori…".
Ecco, a proposito, giravano parecchie voci nei suoi confronti. In molti erano pronti a giurare che lei preferisse la vita mondana a quella sportiva e in campo la accusavano di indolenza e scarso attaccamento alla maglia. Come se lo spiega?
"Guarda, è una cosa che mi ha lasciato basito e sono sicuro che per quanto possa pormi delle domanda, la risposta non la otterrò mai. Chi mi conosce bene sa che tipo di persona è Cejas, sicuramente ho i miei difetti e non sono un santo ma sono un professionista serio che onora sempre la maglia che indossa e in campo dà anche l’anima. D’altronde in quella famigerata finale playoff fui uno degli ultimi a mollare. Io davvero non mi spiego come sia stato possibile mettere in giro delle assurdità talmente esagerate che se Spielberg ne fosse venuto a conoscenza ci avrebbe girato un film. Io posso capire che magari ho una faccia da guascone che ben si adatta a racconti di questo tipo, ma la fantasia e l’infondatezza delle storie che hanno inventato su di me mi lascia senza parole".
E non si è mai chiesto chi e perché facesse correre certe voci?
"Non so chi inventava, ti dico solo che la cosa è fin troppo strana. La stagione precedente arrivano i complimenti, pochi mesi dopo divento un delinquente. Dicevano di avermi avvistato a dormire ubriaco su un marciapiede, a vagare con la macchina per il corso in numerosa compagnia femminile e altro ancora. Una volta arrivai agli allenamenti ed erano tutti preoccupati perché qualcuno aveva detto che io ero stato arrestato la notte precedente! Ditemi voi come è possibile mettere in circolazione storie come queste. Oltretutto di me come persona hanno sempre parlato tutti bene, solo a Benevento non è successo. Ripeto, è tutto troppo strano ed è successo tutto troppo in fretta".
Alla luce di tutti questi episodi, come valuta la sua esperienza nel Sannio?
"Sicuramente positiva, Benevento è stata una tappa importante per la mia carriera. In città ho ancora diversi amici, con il presidente Vigorito ci sentiamo ancora telefonicamente e sono rimasto in contatto con D’Anna, La Camera e ora so che è tornato anche Ghigo. Quella finale playoff resterà uno dei più grandi rimpianti della mia carriera ma tutto sommato di Benevento conserverò un ottimo ricordo. Peccato per quella macchia di cui parlavamo prima. Una cosa è discutere il calciatore, un’altra è insultare e offendere la persona senza conoscerla. Ma il calcio purtroppo è anche questo, io sono andato via a testa alta e con la coscienza a posto".
Sa che lei non è l’unico giocatore ad essere andato via da Benevento per poi fare le fortune di un’altra squadra?
"Si, la lista è lunga. Un portiere come Gori viene criticato a priori per una parentesi con la Nocerina, un attaccante come Evacuo, il miglior centravanti della categoria, uno che è sempre arrivato in doppia cifra, è stato insultato e cacciato via, per non parlare delle stupide insinuazioni nei confronti di Palermo che secondo i bene informati giocava solo perché marito della figlia del presidente. Questo è uno dei mali del Benevento...".
Ne fa una questione di mentalità?
"Di certo con questo atteggiamento la serie B non arriverà mai. Poi a Benevento ho spesso visto il presidente circondato da persone che di calcio ne capivano ben poco. Io dico che bisogna affidarsi ad un’unica persona, possibilmente competente, che sia un direttore sportivo o un allenatore, e dargli carta bianca e assecondarlo praticamente su tutto. A Terni è stato così con il mister Toscano e i risultati sono arrivati. So che è una scelta coraggiosa ma se viene individuata la persona giusta state sicuri che i risultati arrivano. Date fiducia a Carmelo, fatelo lavorare con tranquillità, potrebbe essere lui quello che fa al caso vostro".
La strategia umbra di far sottoscrivere a ogni calciatore un contratto annuale può essere il modello da seguire in tempi di crisi?
"Un contratto di un anno può darti ulteriori stimoli a far bene per cercare di guadagnarsi la riconferma, ma un calciatore professionista dà sempre il 100% per la sua maglia, indipendentemente dalla durata del suo tesseramento. Poi di questi tempi la riconferma più che dalla qualità del rendimento dipende dalla parola dei presidenti. Purtroppo non sempre si ha a che fare con Vigorito, Longarini e Zadotti…".
Quindi non è questo il segreto della Ternana che da ripescata si trova a lottare per la promozione diretta?
"Non so se c’è un segreto, più che altro è l’insieme di tanti fattori. Una società seria, un allenatore competente che ha azzeccato tutti gli acquisti, un bel gruppo, il ritrovato rapporto con i tifosi, qualche episodio favorevole. Sicuramente non siamo partiti per vincere il campionato ma non è che puntassimo alla salvezza. In rosa i nomi altisonanti ce li abbiamo anche noi ma quello che fa la differenza sono le motivazioni, la fame di vittorie, la volontà di non mollare mai".
Ultimamente la Ternana sembra aver rallentato la sua marcia, soprattutto fuori casa dove sono arrivati i pareggi contro Foligno e Carpi e la sconfitta di Foggia. Può essere un calo di tensione dovuto alla pressione di essere ormai la favorita per la promozione?
]Assolutamente no, un calo è normale, fisiologico, d’altronde il girone di ritorno è sempre il più difficile e spesso si fanno meno punti rispetto all’andata. Non siamo preoccupati, a Foligno abbiamo subito il pari a tempo scaduto, contro il Lumezzane abbiamo dovuto fare i conti con un arbitraggio quantomeno discutibile e su quanto successo a Carpi è meglio sorvolare…
Capitan Ambrosi ha parlato di un clima eccessivamente ostile nei vostri confronti…
"E ha usato un eufemismo. Io direi quasi che a Carpi non hanno la cultura del calcio. Mai sentiti così tanti insulti, provocazioni e minacce. Il loro direttore sportivo inveiva dalla panchina e suggeriva ai suoi giocatori di entrare duro e spezzare le gambe. Si parla tanto di tifosi e violenza negli stadi e poi gli esagitati li ritrovi nel rettangolo di gioco".
Questa “battaglia” di Carpi vi è costata cara : 4 squalificati come Dianda, Carcuro, Bernardi e Docente più l’allenatore Toscano. Assenze pesantissime, no?
"Certo, non posso negarlo, numericamente non abbiamo un organico all’altezza del Taranto o del Benevento. Ma dal punto di vista tecnico abbia validissime alternative quindi non abbiamo alcun timore".
Chi sono i suoi attuali compagni di squadra che più l’hanno impressionata?
"In molti li conoscevo di fama. Se proprio devo fare dei nomi ti dico Litteri e Bernardi: per l’età che hanno possiedono mezzi straordinari".
Come vive il fatto di contendere la promozione diretta al Taranto, squadra a cui è legatissimo, passando per Benevento di cui conserva un ottimo ricordo?
"Bella domanda. A Taranto ho davvero lasciato il cuore, ho tanti amici, è un po’ la mia seconda casa e non appena mi è possibile passo in città. Decisi di andare a giocare a Brindisi anche per la vicinanza con Taranto. E sarà molto intenso anche venire a Benevento per la prima volta da ex. Che dire, è una sensazione particolare, strana, ma mi reputo un professionista serio e in campo saprò isolarmi dal contesto emotivo".